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Dossier Andreotti

Dossier Andreotti
Autore: Mario Pacelli
ISBN: 978-88-97381-14-3
Editore: Graphofeel Edizioni
Codice Prodotto: FOR004
Disponibilità: A magazzino
Prezzo: 14,00€

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Chi è Giulio Andreotti? Un abile statista, un demonio, un santo? Certamente è uno tra personaggi più noti della politica italiana di cui, paradossalmente, si sa poco o niente. Accuse, assoluzioni, chiamate in causa, smentite, mafia, servizi segreti più o meno deviati, corruzione, intrighi di palazzo: nella vicenda del “Divo Giulio” si trova veramente di tutto tranne lui, l’uomo.
Forse proprio nelle contraddizioni risiede l’essenza di Andreotti, nel suo aver attraversato gli eventi più significativi della storia italiana degli ultimi sessant’anni essendone sempre  protagonista: la morte di Moro, lo scandalo dell’aeroporto di Fiumicino, Gladio, la “legittimazione al governo” del vecchio PCI, le principali tappe della politica estera italiana (specie  quella filoaraba).
Una vita dedicata alla politica, nella più vasta accezione del termine; un enigma al quale questo breve pamphlet tenta di offrire nuove interpretazioni.

mario pacelliMario Pacelli è stato a lungo funzionario della Camera dei Deputati, occupandosi tra le altre cose delle Commissioni bicamerali d’inchiesta e dell’Archivio storico. Docente di diritto pubblico, è autore di numerosi saggi di storia parlamentare tra cui Le radici di Montecitorio (1984), Bella gente (1992), Interno Montecitorio (2000), Cattivi esempi (2001).
Per Graphofeel ha già pubblicato Cantiere Italia (2011), Dossier Andreotti (2013) e Gianni Caproni (2014).

 

Intervista all'autore de "Cantiere Italia"

Mario Pacelli, Cantiere Italia è un libro di circostanza?

Il 150° anniversario dell'Unità nazionale è stato solo l'occasione per pubblicare alcuni studi che ho effettuato negli ultimi anni sul Risorgimento e sugli uomini illustri di quel periodo. Il risultato mi ha portato a riflettere anche sull'inadeguatezza e scorrettezza di alcune conclusioni forse troppo affrettatamente date per acquisite; prima fra tutte quella della esaltazione acritica di tutti quegli uomini e di tutti quei fatti, ad iniziare dalla lotta contro il brigantaggio meridionale, una vera guerra anche se mai dichiarata, condotta da italiani contro altri italiani.

È passato un secolo e mezzo dal 1861: cosa è cambiato per gli italiani?

A mio avviso, molto più di quanto siamo soliti pensare. Un secolo e mezzo fa l'Italia era un Paese in arretrato con il processo di modernizzazione, con redditi individuali, salvo poche eccezioni, molto bassi, con una popolazione che traeva il necessario per vivere da un durissimo lavoro nei campi, con un'alta percentuale di analfabeti, senza scuole né ospedali, dove anche donne e bambini lavoravano fino a quattordici ore al giorno per un magro salario. Qualcosa, molto, se non tutto, è cambiato.

L'Unità d'Italia: chi ha vinto e chi ha perso?

Credo che abbiano vinto gli italiani, o almeno quelli tra loro che vedevano lucidamente l'unità nazionale come la sola soluzione possibile per inserirsi tra le grandi nazioni europee: non dimentichiamo che anche i tedeschi, nello stesso periodo, decisero di battere la strada dell'unità nazionale e per gli stessi motivi. Certamente vi furono persone favorite dall'unificazione, e altre danneggiate, ma nel complesso gli aspetti positivi prevalsero nettamente su quelli negativi: l'unificazione del debito pubblico, per citare solo un esempio, non giovò alle regioni meridionali, che avevano floride finanze, ma che solo con l'Unità riuscirono a spezzare il regime post-feudale che le soffocava.

Unità e federalismo sono conciliabili?

Maggiori livelli di autonomia degli enti territoriali significano anche correzione di alcuni errori compiuti nel processo di unificazione nazionale. L'importante è conservare lo spirito, che è quello di un solo Paese, un solo Stato, un solo popolo, principi che peraltro credo, o almeno spero, nessuno voglia nemmeno porre in discussione.

Tradotto da skipper
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