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La libertà dell'odio

La libertà dell'odio
Autore: Giacomo Barba
ISBN: 978-88-905260-8-4
Editore: Graphofeel Edizioni
Codice Prodotto: INT007
Disponibilità: A magazzino
Prezzo: 14,00€

Una ragazza della Roma bene, Lavinia, viene derubata del suo telefono cellulare. Autore del furto è un giovane rumeno di nome Yura, che intende rivendere la refurtiva per pagare un debito. Scorrendo la galleria di immagini presenti nel cellulare, Yura si trova davanti il mondo segreto di Lavinia: foto, messaggi, filmati raccontano l’anima nera di una giovane donna capace di tener dietro ai propri affari a dispetto dei suoi diciotto anni. Decide così di ricattare Lavinia, chiedendole 2000 euro in cambio del telefono e minacciando di pubblicare tutto su internet. Ne nasce una guerra tra due mondi, opposti ma ugualmente spietati: in entrambi quel che conta è appartenere a un clan, unica ragione per la quale vale la pena vivere. Il fallimento del multiculturalismo in un romanzo duro e moderno, ambientato in una Roma estrema e inedita in cui tutto può accadere.

giacomo barbaGiacomo Barba è nato a Napoli nel 1976. Ha trascorso un lungo periodo di tempo in Inghilterra, insegnando presso il Millfield College, nel Somerset. Ha collaborato con il quotidiano Il Mattino come corrispondente di cronaca e con la rivista Internazionale. Nel 2007 ha pubblicato il romanzo The Teacher. Sta completando il dottorato in Letterature di Lingua Inglese presso L’Università La Sapienza. Vive a Roma, dove lavora come insegnante e scrittore.

 

Intervista all'autore de "La libertà dell'odio"

Giacomo Barba è un esperto di letteratura in lingua inglese. La libertà dell’odio è il suo secondo romanzo.

Giacomo, il titolo del tuo romanzo suona fortemente provocatorio. Ce lo vuoi spiegare? 

Le due parole mirano a creare una “intensità d’effetto” per provocare, persino irritare il lettore che può immaginare si tratti di un’esaltazione della brutalità, una apologia del rancore. Ma attraverso la narrazione appare chiaro che il termine Libertà, si riferisce alla sfrenata capacità di movimento ed infezione dell’odio, quasi una costatazione da scienziato che illustra le caratteristiche tecniche di una specie lasciando fuori tutto quello che non appartiene strettamente alle fisiologia di un predatore. Laddove, nel linguaggio comune si fa spesso riferimento all’amore come qualcosa che vincola e tiene uniti, penso a parole come – lacci, catene, legami- l’odio invece propone un vocabolario che si rifà alla velocità, l’azione immediata alla quale probabilmente non vi sarà più rimedio.

La Roma che descrivi nel tuo libro è molto lontana da quella delle cartoline turistiche. Qual è il tuo modo di vivere e sentire la città?

Questa città è un gigantesco vulcano attivo, in piena eruzione. Le si deve lo stesso rispetto che incute qualsiasi forza atavica, qualcosa che potrebbe spazzarti via in un istante e senza una ragione precisa. Certo, ci da l’illusione di lasciarci liberi di osservarla, ammirarla, ma senza nemmeno accorgercene, ci avviciniamo, un passo alla volta, verso la bocca del suo cratere. È qui che hanno luogo le esplosioni vere, che si ascoltano le storie più interessanti, ma la temperatura è alta, il terreno infido.

La libertà dell’odio ha una costruzione che si presta con facilità ad una trasposizione cinematografica. Avevi in mente un modello letterario preciso quando lo hai scritto?

Più di uno. Il romanzo corale che porta numerosi personaggi a camminare attraverso le stesse strade. Quello di formazione, che racconta la corruzione dell’anima di un innocente e, forse, la sua redenzione. La contaminazione letteraria ottenuta tramite la mescolanza di diversi canali di comunicazione, faccio spesso riferimento alla televisione, la rete, i messaggi di testo, le immagini registrate, tutto questo garantisce una straordinaria libertà che tento di fondere insieme a ciò che ho amato nei grandi classici, Dickens, Stevenson, Emerson, la lista è davvero lunga.

Il tuo romanzo è affollato di molti personaggi, tutti descritti con poche pennellate incisive. Ti sei ispirato almeno in parte a persone che hai realmente incontrato?

A piene mani. La frase  "ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale" non fa per me. Mi piace pensare ad una letteratura di invasione piuttosto che di evasione e se per ottenere l’effetto desiderato c’è bisogno di saccheggiare la realtà, non ho certo paura di farlo. La cosa paradossale è che, in questo romanzo, sono proprio le storie più assurde e gli avvenimenti che potrebbero apparire straordinari, ad avere debiti profondi con la vita di tutti i giorni, con ciò che, soltanto ieri, era sui giornali.

Tradotto da skipper
Graphofeel srl © 2017

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