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Cantiere Italia

Cantiere Italia
Autore: Mario Pacelli
ISBN: 123-456-789012-3
Editore: Graphofeel Edizioni
Codice Prodotto: FOR003
Disponibilità: A magazzino
Prezzo: 12,00€

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Dal Re al Presidente

L'unità d'Italia è stata lunga e laboriosa, fatta di atti eroici e di meno nobili azioni; vi hanno partecipato mille personaggi noti e meno noti, tutti impegnati al raggiungimento del fine che si erano prefissi. Il risultato è stato un cantiere in continua attività, con molte varianti rispetto al progetto originario: da Regno l'Italia è diventata Repubblica, da Stato accentrato si è trasformato in un Paese con larghe autonomie locali, da entità nazionale ai margini dell'Europa è divenuta protagonista di primo piano dell'unità europea. E il cantiere è ancora aperto…

mario pacelliMario Pacelli è stato a lungo funzionario della Camera dei Deputati, occupandosi tra le altre cose delle Commissioni bicamerali d’inchiesta e dell’Archivio storico. Docente di diritto pubblico, è autore di numerosi saggi di storia parlamentare tra cui Le radici di Montecitorio (1984), Bella gente (1992), Interno Montecitorio (2000), Cattivi esempi (2001).
Per Graphofeel ha già pubblicato Cantiere Italia (2011), Dossier Andreotti (2013) e Gianni Caproni (2014).

 

Intervista all'autore de "Cantiere Italia"

Mario Pacelli, Cantiere Italia è un libro di circostanza?

Il 150° anniversario dell'Unità nazionale è stato solo l'occasione per pubblicare alcuni studi che ho effettuato negli ultimi anni sul Risorgimento e sugli uomini illustri di quel periodo. Il risultato mi ha portato a riflettere anche sull'inadeguatezza e scorrettezza di alcune conclusioni forse troppo affrettatamente date per acquisite; prima fra tutte quella della esaltazione acritica di tutti quegli uomini e di tutti quei fatti, ad iniziare dalla lotta contro il brigantaggio meridionale, una vera guerra anche se mai dichiarata, condotta da italiani contro altri italiani.

È passato un secolo e mezzo dal 1861: cosa è cambiato per gli italiani?

A mio avviso, molto più di quanto siamo soliti pensare. Un secolo e mezzo fa l'Italia era un Paese in arretrato con il processo di modernizzazione, con redditi individuali, salvo poche eccezioni, molto bassi, con una popolazione che traeva il necessario per vivere da un durissimo lavoro nei campi, con un'alta percentuale di analfabeti, senza scuole né ospedali, dove anche donne e bambini lavoravano fino a quattordici ore al giorno per un magro salario. Qualcosa, molto, se non tutto, è cambiato.

L'Unità d'Italia: chi ha vinto e chi ha perso?

Credo che abbiano vinto gli italiani, o almeno quelli tra loro che vedevano lucidamente l'unità nazionale come la sola soluzione possibile per inserirsi tra le grandi nazioni europee: non dimentichiamo che anche i tedeschi, nello stesso periodo, decisero di battere la strada dell'unità nazionale e per gli stessi motivi. Certamente vi furono persone favorite dall'unificazione, e altre danneggiate, ma nel complesso gli aspetti positivi prevalsero nettamente su quelli negativi: l'unificazione del debito pubblico, per citare solo un esempio, non giovò alle regioni meridionali, che avevano floride finanze, ma che solo con l'Unità riuscirono a spezzare il regime post-feudale che le soffocava.

Unità e federalismo sono conciliabili?

Maggiori livelli di autonomia degli enti territoriali significano anche correzione di alcuni errori compiuti nel processo di unificazione nazionale. L'importante è conservare lo spirito, che è quello di un solo Paese, un solo Stato, un solo popolo, principi che peraltro credo, o almeno spero, nessuno voglia nemmeno porre in discussione.

Tradotto da skipper
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